Les enfants concasseurs

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Les enfants concasseurs

“Gli Stati riconoscono il diritto di ogni bambino ad essere protetto contro lo sfruttamento economico e a non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale”
Art. 32 della convenzione ONU sui diritti dell’infanzia.

Sembrerebbe un concetto ovvio, eppure, nel 2015 sono più di 150 MILIONI i bambini costretti a lavori pericolosi che mettono a repentaglio la loro salute fisica e mentale e che non permettono loro una normale infanzia fatta di giochi ed educazione.

E’ il caso del Benin, dove migliaia di bambini sono costretti, fin da tenerissima età, a spaccare pietre con rudimentali martelli al fine di renderle polvere da rivendere poi per il mercato edile per pochi centesimi di euro al giorno.

Questi bambini non hanno un’infanzia, ne avranno mai la possibilità di sapere cosa sia. Sono nati li, cresciuti da madri che fanno il loro stesso lavoro incessantemente. Non sanno cosa voglia dire giocare ne sanno cosa voglia dire andare a scuola, sanno solo che quella è la loro vita: 8, 10, 12 ore al giorno a spaccare pietre, con tutti i rischi che comporta, accanto alle loro madri, mentre i padri sono in alto, sulle colline della zona, cercando di trovare pietre da spaccare per loro.

Si, è così che funziona: i padri salgono su in collina per appiccare micro incendi, affinché i lastroni di roccia si crepino per poi farli rotolare giù dove vengono ridotti in pietre trasportabili a mano così da poter essere portate nei siti di “concassage”, ossia nei siti dove i più piccoli e i più deboli, li frantumano in piccole particelle.

I siti dove si effettuano questi lavori sono centinaia e coinvolgono almeno 10.000 persone tra donne e bambini, e la cosa che più rimane impressa, oltre ai loro sguardi già duri e provati, è il rumore assordante, l’incessante battere di centinaia di martelli, l’impossibilità di parlare tra di loro se non urlando perché il rumore di fondo è altissimo e si avverte da decine e decine di metri di distanza.

Un rumore di fondo che va fermato, per permettere loro di parlare, di giocare e di crescere, così come ogni bambino, sulla faccia della terra, dovrebbe poter fare.

 

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